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Museo Archeologico di Taranto * MARTA Verificato

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Storia del MARTA

Alcune vicende storiche

La nascita della raccolta pubblica dei reperti archeologici tarantini si collega alle turbolente vicende che hanno caratterizzato l’archeologia degli ultimi decenni dell’Ottocento e degli inizi del secolo successivo, in cui il mercato antiquario locale, favorito dall’inadeguatezza delle norme giuridiche per la salvaguardia del patrimonio artistico, causò la dispersione di oggetti preziosi confluiti in Musei italiani e stranieri.

La storia del Museo di Taranto inizia con l’istituzione di un deposito di antichità da parte dell’amministrazione statale alla fine dell’ 800.
I rinvenimenti effettuati in Puglia all’epoca del Regno delle Due Sicilie venivano sino ad allora acquisiti dal Museo Reale Borbonico di Napoli o entravano nelle Collezioni del Museo di Lecce, l’istituzione più antica della regione. Era questo il periodo dei grandi lavori edili che interessavano il Borgo Nuovo, dove i privati potevano esercitare i diritti di proprietà sugli oggetti rinvenuti nel sottosuolo, effettuando anche scavi non autorizzati con l’unico scopo di reperire materiali per le loro raccolte. Il progressivo miglioramento delle strutture legislative e la capacità da parte di alcuni archeologi di rapportarsi con i notabili della città permise la donazione di importanti reperti che entrarono a far parte delle raccolte archeologiche del Museo riconosciuto come centro di riferimento culturale della città.

La legge 1089 del 1939 sulla tutela, che destinava un premio in denaro per lo scopritore e il proprietario del terreno, permise la contestualizzazione degli oggetti con il luogo di rinvenimento, favorendo anche la lettura storico- topografica della forma urbana. Oggi l’incremento delle collezioni museali è dovuto nella quasi totalità agli scavi che la Soprintendenza effettua di solito non programmati, ma derivati da un’emergenza continua. Non mancano, anche se in maniera molto limitata rispetto ai primi anni di istituzione del Museo, gli acquisti che riguardano oggi alcune collezioni private su cui il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha esercitato il diritto di prelazione al momento della vendita.



Il nuovo allestimento

Il Museo Nazionale Archeologico di Taranto, fra i più importanti d’Italia, fu istituito nel 1887 ed occupa sin dalle origini l’ex Convento dei Frati Alcantarini, o di San Pasquale, costruito poco dopo la metà del XVIII secolo. Dell’edificio originario rimane poco più che la sagoma, che si sviluppa intorno ai quattro bracci porticati del chiostro; esso è stato infatti modificato e ingrandito più volte a partire dal 1901, quando le facciate furono ricostruite in stile umbertino su progetto di Guglielmo Calderini, mentre al corpo originario si aggiunse, fra il 1934 ed il 1941, l’ala settentrionale su progetto di Carlo Ceschi.

Dopo la prima precaria sistemazione dei reperti realizzata da Luigi Viola sul finire del XIX secolo, il primo vero allestimento fu realizzato da Quintino Quagliati nel primo trentennio del secolo successivo e varie modifiche vi furono apportate da Ciro Drago entro il 1952, mentre l’ultimo riallestimento fu inaugurato nel 1963 da Nevio Degrassi.
La necessità di un adeguamento strutturale e impiantistico del complesso architettonico, unitamente all’esigenza di dare un più moderno ordinamento alle collezioni, ha portato ad una prima riduzione del percorso espositivo nel 1998, e poi ad una completa chiusura al pubblico dagli inizi del 2000 sino alla fine del 2007, anni in cui una scelta delle collezioni ha trovato ospitalità in Città Vecchia nel settecentesco Palazzo Pantaleo, mentre a partire dal 2001 il piano terra ristrutturato del San Pasquale ha cominciato ad accogliere diverse iniziative culturali, e non solo archeologiche.

Un lungo percorso, dunque, verso il nuovo museo di Taranto (ribattezzato ufficialmente Marta), che dal 21 dicembre 2007 vede la graduale riapertura al pubblico dell’esposizione permanente nella sua sede storica.
In questi anni, tutto il complesso è stato sottoposto per la prima volta a sistematici lavori di consolidamento, ristrutturazione e adeguamento impiantistico, essenziali per consentire un totale riordino delle collezioni ed un consistente ampliamento del percorso espositivo, grazie anche al trasferimento nell’ex Convento di San Domenico degli uffici della Soprintendenza.

Il piano terra ospita ora, con gli uffici e i laboratori, la “Sala degli Incontri” e gli spazi per le mostre temporanee, oltre quelli per l’accoglienza dei visitatori; l’esposizione permanente, invece, si svolge attraverso i due piani superiori e un nuovo piano ammezzato, prevedendo un percorso in discesa a partire dall’alto.

Il nuovo itinerario di visita, strettamente legato ai riferimenti territoriali, mira a rappresentare tematiche specifiche legate agli aspetti più significativi del popolamento antico dell’area di Taranto all’interno di ampie fasce cronologiche.
Partendo dalle prime testimonianze di vita del V millennio a.C., si prosegue così con i primi contatti avuti dagli indigeni iapigi con il mondo egeo e, passando dalle fasi della colonizzazione spartana sulle coste del golfo di Taranto, ampio spazio si dedica ai modi del vivere, ai culti, all’economia, ai rituali funebri della città greca, senza tralasciare le tematiche dei rapporti intercorsi fra le aree di cultura ellenica e il mondo indigeno, illustrandosi poi gli analoghi aspetti della città romana a partire dal III secolo a.C. fino ai tempi dell’impero, per giungere infine alle meno note fasi tardoantiche e altomedievali.

L’ultimo allestimento del Museo era organizzato essenzialmente per classi di materiali (scultura, ceramica, terrecotte figurate, oreficerie…); il nuovo ordinamento, tenendo conto delle peculiarità di formazione e dei contenuti delle raccolte, nelle quali sono note le appartenenze di contesto della stragrande maggioranza dei reperti, intende invece legare più strettamente il Museo al territorio.

Il visitatore troverà nel nuovo percorso molti reperti mai esposti prima, e altri notissimi ma sottoposti per l’occasione a nuovi restauri o presentati con proposte spettacolari ma rigorose di ricostruzione; ritroverà la straordinaria collezione degli ori, che da sola spingeva i turisti a visitare il Museo, ma riproposta in allestimenti volti non solo ad enfatizzare la suggestione del metallo prezioso ma anche a far comprendere in quali ambiti, cronologici, rituali ed economici, si faceva uso di oggetti così particolari.
Nel nuovo allestimento, pertanto, le diverse tipologie di oggetti si ritrovano tutte, ma intercalate a disegnare i vari aspetti della cultura e le successive fasi della storia di Taranto; con uso anche delle moderne tecnologie multimediali, ma senza per ciò che far perdere il contatto con le caratteristiche reali dell’antico.



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