Casamassima: il borgo azzurro della Puglia tutto da scoprire

Tra tutti i borghi della Puglia, Casamassima è forse il più insolito in assoluto. I tipici borghi bianchissimi che riempiono le cartoline turistiche pugliesi qui non esistono: Casamassima è esattamente il loro opposto. È un borgo azzurro. Letteralmente. E dietro quel colore si nasconde una storia difficile da credere.

Dove si trova questo paese misterioso

Casamassima è un comune italiano di 19 068 abitanti, situato nella città metropolitana di Bari, in Puglia. Nel dialetto locale viene chiamato Casamàsseme – un nome che, pronunciato a voce alta, suona quasi come una canzone. Il borgo si è adagiato ai piedi delle Murge, a un’altitudine media di 230 metri sul livello del mare. Il punto più alto del comune si trova nella zona dal nome quasi intraducibile «Vì d Caldaral», mentre il più basso è situato vicino a via Conversano, nei pressi della zona commerciale.

Le terre, da queste parti, sono di una fertilità sorprendente: poco distante scorre la Lama San Giorgio, non lontano dal Bosco di Marced. E Casamassima confina con ben dieci comuni: Turi, Adelfia, Sammichele di Bari, Acquaviva delle Fonti, Noicattaro, Valenzano, Capurso, Cellamare e Rutigliano.

Da dove arriva questo nome così particolare

Le versioni sono diverse, e tutte hanno un retrogusto romantico. Secondo una, l’insediamento fu fondato da Quinto Fabio Massimo – sì, proprio il Temporeggiatore – durante le guerre puniche. Secondo un’altra, più plausibile, si trattava di un condottiero della gens romana dei Massimi. Il nucleo originario sarebbe dunque stato romano, e il nome avrebbe significato «accampamento dei Massimo». C’è anche una versione molto più prosaica, che lo traduce semplicemente come «casa più grande». Tre ipotesi affascinanti, ciascuna con il proprio fascino.

Dalle radici romane alle tragedie medievali

Fondata in epoca romana, Casamassima compare per la prima volta in un documento ufficiale poco dopo i cassinesi placiti – siamo tra il 960 e il 963. Si parla del morgengabio, un’antica usanza longobarda secondo cui il marito donava alla moglie una parte dei suoi beni il giorno dopo la prima notte di nozze. Il documento recita, in sostanza: «Nel 962, a Casamassima, Sikeprando ed Eregarda, coniugi, vendono a Kalolohanne un appezzamento di vigna per cinque solidi costantiniani; la donna, cum consensu et voluntate del fratello Garzanito e del parente Kolahure, vende la quarta parte del suo morgincap». Il documento è conservato nell’archivio della cattedrale di San Sabino a Bari ed è una delle pochissime testimonianze dell’esistenza di Casamassima come comunità organizzata alla fine del X secolo.

Il borgo antico ha origini medievali: si sviluppò a partire dall’VIII secolo attorno a una torre normanna, che col passare del tempo si trasformò in un vero e proprio castello. Per secoli Casamassima passò di mano in mano tra i signori pugliesi, e dipese a lungo dai feudi vicini di Conversano e Acquaviva delle Fonti.

La tragedia del 1347

E ora – il capitolo più cupo. Nel 1347 Luigi I il Grande, re d’Ungheria, dopo l’assassinio del fratello Andrea (avvenuto il 18 settembre 1345 ad Aversa) – marito della regina di Napoli Giovanna I – marciò su Napoli con un esercito imponente. Giovanna, nonostante l’appoggio di papa Clemente VI, fuggì in Provenza.

In provincia di Bari il principale sostegno della regina era Pipino, conte palatino di Altamura, ma contro l’esercito ungherese non poté nulla. Bari, Palo del Colle e Corato resistettero disperatamente; Rutigliano e Casamassima si preparavano a fare altrettanto. Dopo la caduta di Rutigliano, toccò a Casamassima. Gli abitanti speravano nel campanile fortificato: donne e bambini furono nascosti nella chiesa principale insieme alle suppellettili e ai beni di valore, mentre gli uomini imbracciarono le armi.

Luigi ordinò di confiscare tutto il bestiame fuori dalle mura e diede l’assalto. Le truppe addestrate ebbero la meglio – uccidendo, saccheggiando, incendiando ogni cosa. Persero persino la chiesa. Il cronista scrive con amarezza: «fu il diavolo, maestro di ogni intento malvagio, a suggerire ad alcuni lombardi di mandare squadre nel bosco vicino a raccogliere legna, sterpi e paglia per ammucchiarli sotto la chiesa». Il campanile bruciò per due giorni e due notti, le pietre si sgretolarono per il calore, tutto crollò trasformando il luogo in una montagna di macerie e corpi.

La peste, il voto e la nascita del borgo azzurro

Il racconto si sposta ora tra Cinque e Seicento. Nel 1609 il feudo, che prima apparteneva alla famiglia Acquaviva, fu acquistato dalla famiglia portoghese di origine ebraica Vaaz. E nel 1658 a Bari scoppiò un’epidemia di peste – portata, con ogni probabilità, dai marinai di una nave appena attraccata. In poco tempo si ammalarono e morirono più di 20 000 abitanti del capoluogo.

Ed è qui che entra in scena il duca Edoardo Vaaz. Emise un decreto: tinteggiare case, monumenti e chiese di Casamassima aggiungendo alla calce un colore azzurro – presumibilmente solfato di rame. E – incredibile a dirsi – la peste risparmiò il borgo. In segno di gratitudine fu poi eretta una piccola chiesa dedicata alla Madonna di Costantinopoli, a compimento del voto del duca. Nel 1667 la signoria passò alla famiglia napoletana D’Aponte.

Le leggende, però, non finiscono qui. Secondo un’altra versione, il borgo antico divenne interamente azzurro dopo aver evitato il contagio, in onore del voto del signore Michele Vaaz alla Vergine Maria. Il duca avrebbe ordinato di aggiungere alla calce proprio quell’azzurro – lo stesso che adorna il mantello della Madonna nell’affresco sotto l’arco di via Santa Chiara.

La scienza moderna ha confermato le leggende solo in parte. Uno studio della Soprintendenza ai Beni Culturali, condotto in collaborazione con l’Università di Bari, ha rivelato che la coloritura è composta da più strati: tra questi figurano l’ultramarine blue e il Maya blue. Lo strato più antico – l’ultramarine blue – fu applicato nel 1828; gli altri risalgono a epoche successive, posteriori all’Ottocento.

L’artista che si innamorò di quell’azzurro

Negli anni ’60 del Novecento il pittore milanese Vittorio Viviani, dopo aver visto Casamassima, ne rimase talmente colpito da iniziare a dipingere quadri usando il borgo come scenografia. Fu lui a coniare il soprannome: «Il Paese Azzurro». Fino agli anni Ottanta il comune restò prevalentemente agricolo; poi iniziarono l’urbanizzazione e il recupero del centro storico. Oggi Casamassima fa parte del club dei Borghi Autentici d’Italia.

Sulle tracce dell’azzurro: cosa vedere assolutamente

Il Monastero di Santa Chiara è l’edificio più imponente del centro storico. Fondato nel 1573 da Antonio Acquaviva d’Aragona con i fondi della sorella Dorotea come orfanotrofio, divenne monastero delle Clarisse nel 1600. Nei secoli è stato di tutto: carcere, scuola, cinema, abitazione.

La Chiesa di Santa Croce è stata costruita sul luogo di una chiesa più antica, risalente al XII–XIII secolo. All’interno, tre ampie navate, una fonte battesimale del XIII secolo e la statua di San Rocco, patrono del paese.

La Chiesa del Purgatorio è un edificio barocco con un imponente campanile, edificato tra il 1722 e il 1758 in piazza Aldo Moro. Qui si trova anche la statua della Madonna del Carmine, altra patrona del borgo.

L’Abbazia di San Lorenzo, a 2500 metri da Casamassima sulla strada per Turi, esisteva già da prima del 984 d.C. come centro benedettino.

Porta Orologio è l’ingresso principale al Borgo. In passato si chiamava Porta dei Molini, perché conduceva ai mulini del duca. Nel 1841 l’architetto Angelo Michele Pesce la ampliò, aggiungendo una torre dell’orologio con un piccolo tempietto e colonne doriche. Sotto l’arco si trova un affresco settecentesco della Madonna del Soccorso.

Palazzo Ducale Vaaz fu costruito nel 1100 e fu la residenza dei Vaaz. L’ingresso è impreziosito da un portale cinquecentesco con bugnato a punta di diamante di origine spagnola.

L’Arco delle Ombre è la leggendaria «arca degli spettri», dove – secondo la tradizione – vagavano fantasmi. In realtà l’effetto era creato dalle ombre delle persone che camminavano al buio con le lampade. È uno dei pochi monumenti ancora ricoperti di vernice azzurra.

L’Arco Madonna di Costantinopoli, in via Santa Chiara, ospita proprio quell’affresco seicentesco il cui mantello ispirò al duca Vaaz l’idea di tingere d’azzurro l’intero borgo.

Il Rione Scesciola è un quartiere dal nome arabo Shawash’ala (“labirinto”), costellato di casette contadine con scale esterne dette vignale.

Via Paliodoro e il Chiasso Bongustai sono gli angoli più fotogenici del borgo azzurro. Nel Chiasso Bongustai sorgeva un tempo l’antico forno ducale.

Un poeta armeno in un borgo pugliese

Qui visse Hrand Nazariantz, poeta armeno il cui nome è oggi portato dalla scuola superiore locale. La sua casa è ancora conservata nel borgo.

La pagina militare

Nei pressi della strada statale 100 si trova il cimitero militare polacco – luogo di riposo di 429 soldati polacchi caduti nella seconda guerra mondiale o deceduti nel più grande complesso sanitario polacco del Sud Italia, allestito qui dal 2° Corpo d’Armata.

Bosco, feste e cinema

Il Bosco Marced è la più vasta area verde del paese, a tre chilometri a sud-est del centro. Un tempo qui scorreva il letto di un fiume che nasceva dal monte Sannace di Gioia del Colle. Vi crescono lentisco, fillirea, calicotomo spinoso, quercia spinosa, olivastro – e la rara Stipa austroitalica, specie prioritaria secondo la direttiva Habitat dell’Unione Europea.

Tradizioni e folclore

La Pentolaccia casamassimese è la festa carnevalesca diventata principale dal 1977. Dal 2012 è insignita della Medaglia dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana; dal 2016 fa parte dei «Carnevali Storici» del Ministero della cultura.

Il Corteo Storico Corrado IV di Svevia è una rievocazione degli eventi dell’aprile 1252, quando Corrado IV di Svevia, figlio di Federico II, restituì il feudo a Roberto da Casamaxima. Al corteo in costume partecipano 400 persone.

Il borgo ha due patroni: la Madonna del Monte Carmelo (ultima domenica di luglio) e San Rocco (seconda domenica di settembre). Un detto locale recita: «A san Rocco lascia la palla e prendi il fiocco» – è ora di lasciare i giochi e prendere il fiocco della scuola.

Casamassima sul grande schermo

Qui sono stati girati Il segno di Zorro (1963), la serie Pietro Mennea – La freccia del Sud (2015), il film Ricchi di fantasia (2018) con Sergio Castellitto e Sabrina Ferilli. Ed è proprio a Casamassima che Totò in La banda degli onesti pronuncia il celebre «Altobelli… Casamassima» – un piccolo omaggio all’amico proiezionista Renato Altobelli.

Come arrivare: trasporti e collegamenti

Raggiungere Casamassima è davvero semplice. Il borgo è servito dalle strade statali SS 100 e SS 172, dalla stazione ferroviaria sulla linea Mungivacca–Putignano e dagli autobus delle compagnie FS Sud Est, Miccolis, Marino, Sabato Viaggi e Marozzi. Una giornata trascorsa in questa piccola isola azzurra resta un’esperienza difficile da ritrovare altrove: un borgo simile, in tutta la Puglia, non esiste.