Chiesa della Madonna della Greca a Locorotondo: tredici secoli di storia sotto un solo tetto

Il nome non è un dettaglio decorativo. Custodisce la memoria di un esodo: quello dei profughi greci che, in tempi remoti, portarono in queste terre il rito ortodosso e il culto della Vergine Maria così come lo veneravano in Oriente. È una storia di radici intrecciate, di Bisanzio che soffia ancora sotto il calcare pugliese.

Curiosamente, la parente più antica di questa chiesa non si trova qui, ma poco più giù, a Mesagne: si tratta della Chiesa di Santa Maria della Greca di Mesagne, citata in un documento del 1° ottobre 1260. Una data precisa, quasi incredibile da pronunciare ad alta voce – eppure è proprio così che la storia si misura, in nomi e giorni esatti.

Cosa si nasconde all’interno: gotico, putti e un guerriero senza nome

Varcata la soglia, ci si trova davanti a una vera e propria basilica gotica a tre navate. Le colonne hanno altezze differenti – un dettaglio che a un occhio distratto potrebbe sembrare un errore, e invece è poesia pura – e alle loro basi si nascondono fiori, animali e conchiglie scolpiti nella pietra. Ma il vero spettacolo sono i capitelli: volute classiche, cornucopie e scanalature convivono con paffuti putti, sirene e uccelli dal volto umano. Un piccolo bestiario fantastico, una specie di surrealismo quattrocentesco scolpito secoli prima che la parola surrealismo venisse inventata.

Sulla facciata spicca un rosone in pietra di rara eleganza, disegnato nel progetto medievale di Vito Giuseppe Curri e realizzato concretamente solo nel Novecento dalle mani di Domenico Rosato. Ai due angoli, immobili e silenziosi, vegliano i santi Pietro e Paolo: secondo la tradizione, giunsero fin qui dall’antica Chiesa Madre, in un trasloco che è anche un passaggio di consegne tra le epoche.

Un tempo le pareti interne erano completamente ricoperte di affreschi. Oggi, di quella decorazione, sopravvive un solo frammento: una Madonna col Bambino, nella navata destra, che continua a guardare i visitatori con la dolcezza paziente dei secoli. Sopra l’altare maggiore, invece, brilla ancora intatto il polittico cinquecentesco intitolato Madonna delle Rose, popolato dai santi Lucia, Pietro, Paolo e Oronzo: fu commissionato dal barone Ottaviano Loffredo, e ha attraversato le tempeste della storia senza perdere il proprio splendore.

In fondo alla navata sinistra si trovano due tesori discreti ma affascinanti: un bassorilievo di San Giorgio datato 1559 e una statua di guerriero inginocchiato, di cui la storia, capricciosamente, non ha conservato il nome. Chi era? Un nobile devoto? Un cavaliere di ritorno da chissà quale impresa? Nessuno lo sa più – e forse è proprio questo mistero a renderlo così vivo.

Un consiglio prima di partire

Vale la pena ritagliarsi una mezz’ora per visitare questo luogo. Conviene entrare in silenzio e alzare lo sguardo, lasciando che i putti regalino il loro sorriso e che la Madonna del frammento accolga chi varca la soglia. Locorotondo custodisce molti gioielli, ma questa chiesa resta il suo cuore segreto – e i cuori segreti, si sa, vanno scoperti di persona.